WWW.GRAFOMETRIA.ITSegni di carattere |
sito in costruzione |
Validare il costrutto di analisi della personalità attraverso il segno grafico e fornirne uno strumento di misurazione oggettiva.
La Grafologia, o più precisamente Psicologia della Scrittura necessita di una maggiore attenzione scientifica,
non tanto per correggerne e valutarne le capacità predittive,
ma piuttosto per annoverarsi tra le discipline che possano fregiarsi
di questo importante attributo.
E per fare questo il nostro Progetto si articola in due fasi:
La Prima Fase ha come espressione il Progetto Grafometria.it, che troverà in questa sezione tutte le fasi della sua elaborazione: abbiamo rintracciato gli strumenti necessari alla validazione del costrutto che regge il concetto di Psicologia della Scrittura; la Seconda Fase vedrà la nascita del software denominato GrafoSoft, che sarà ad uso dei professionisti come valida integrazione dei reattivi di personalità più conosciuti e ai quali intendiamo affiancorci senza alcuna volontà di sostituirvisi: grazie all'apporto di Sante Bidoli, abbiamo già una base su cui lavorare nonché le adeguate competenze informatiche per la scrittura di un programma ad-hoc.
Lo studio della pesonalità attraverso il segno grafico (la scrittura) nasce nel momento in cui
si capisce che la scrittura, nonostante un insegnamento comune di uno stile unico, subisce nel corso dell'evoluzione
dell'individuo delle sostanziali modifiche.
Non solo: attraverso l'osservazione del gesto grafico in situazioni neuro-patologiche è emerso che si potevano rintracciare
sintomi particolari di malattie neuro-fisiologiche (Lurija, 1959).
Ogni gesto prodotto dall’adulto maturo è il risultato di molteplici gradi di attivazione: dall’istinto, alla fase di apprendimento, alla fase di consolidamento fino ad arrivare alle personalizzazioni o spontaneità. Un esempio è il gesto del camminare: il movimento frenetico delle gambe dei bambini è un esempio dell’istinto dell’intercedere; i premi passi rappresentano la fase dell’apprendimento, che è precursore della fase di consoli-damento, quando il ragazzo non ha più le incertezze e non presta più l’attenzione cosciente del susseguirsi dei passi. Infine la personalizzazione del gesto: l’andatura impettita, quella molleggiata, quella curva, quella scoordinata; se non sussistono gravi patologia neurofisiologiche (ad esempio, in casi di Idrocefalo normoteso, una patologia in cui, alla dilatazione delle strutture ventricolari cerebrali evidenziata con pneumoencefalografia, si associa la triade clinica caratterizzata da disturbo cognitivo, incontinenza urinaria e alterazioni della marcia che diventa lenta, instabile e a base allargata), molto spesso dal modo di camminare si possono fare delle ipotesi sulla personalità.
Lo stessa vale per il gesto grafico, dal tratto artistico effettuato con il pennello a quello vergato con la penna. La differenza sostanziale in questo caso è quella relativa all’esistenza di un modello di riferimento, che rappresenta la pietra di paragone con le varie personalizzazioni. L’arte ad esempio, per definizione, non ha modelli di riferimento validi per ogni artista: esistono scuole, movimenti, ideali che non si basano su strutture universalmente riconosciute, ma le opere di taluni artisti possono generare di volta in volta nuovi modelli. Si pensi al cubismo, che ha avuto come suo artefice inconsapevole George Braque, oppure al dadaismo di Tristan Tzara, tutti movimenti/modelli che non sarebbero nati se l’artista non li avesse prodotti per la prima volta.
La scrittura invece ha un modello di riferimento: è la calligrafia che ci viene insegnata nei primi anni di scuola: quella che ha le aste delle lettere ‘d’ e ‘p’ dritte; gli occhielli (i cerchi) delle lettere ‘a’ e ‘o’ perfettamente tondi; che si sviluppa su righe orizzontali perfettamente dritte e allineate parallelamente tra loro e ai bordi superiori e inferiori del foglio; che pone dei limiti invalicabili a destra e a sinistra.
Ontogeneticamente, parlando dello sviluppo della scrittura, dopo gli scarabocchi dei bambini, si passa alla fase di apprendimento che questa si basa appunto sul modello calligrafico. Poi avviene il consolidamento: nell’espressione della scrittura il bambino non si concentra più sulla corretta composizione della singola lettera che compone la parola, ma la pratica fa scrivere la parola stessa in modo semiautomatico. È da questo punto in poi che ogni individuo diverge nella unicità dello stile di scrittura.
Marco Marchesan ha introdotto per primo l'idea di necessità di misurazione oggettiva della scrittura, in modo da correlare le caratterisriche grafologiche con le leggi alla base della scrittura, da lui stesso elaborate, che si basano sulle 5 leggi fondamentali sulle fondamenta psicoanalitiche.
Le misurazioni riguardano le dimensioni in decimillimetri (dmm) e sessagesimali (gradi) di quasi la totalità delle caratteristiche dei segni: l'occhiello, le angolosità, i tagli delle lettere t, ecc.
Un valido apporto alla scientificità della misurazione si è avuta con Sante Bidoli (1999), il quale ha riportato su tabelle molto chiare le misurazioni che fanno da pietra di paragone delle caratteristiche. A un primo approccio pressoché manuale (la misurazione si effettuava con speciali lenti di ingrandimento e con fogli trasparenti millimetrati per la misurazione di ogni caratteristica) si sta passando pian piano alle misurazioni informatizzate, che rendono la misurazione ancora più oggettiva e precisa.